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Sono trascorsi quasi 5 anni dal convegno Internazionale “Science and the future. Impossible, likely, desirable. Economic growth and physical constraints” che si tenne al Politecnico di Torino nell’ottobre del 2013.
Il convegno si proponeva allora di promuovere la discussione, all’interno e all’esterno della comunità accademica, sui possibili scenari futuri tracciati dall’attuale modello di sviluppo della società umana, che sembra essere in rotta di collisione diretta con i limiti fisici del pianeta. Nel convegno si erano avvicendati scienziati di diverse discipline, economisti, ingegneri e architetti in una grande kermesse nel tentativo di comprendere da un lato, con gli strumenti della scienza, le caratteristiche degli elementi e degli attori agenti all’interno del sistema globale e dall’altro di delineare possibili percorsi alternativi.

Nei 5 anni trascorsi ci siamo maggiormente avvicinati ai “futuri desiderabili?” oppure al contrario, continuiamo a dirigerci a grandi passi verso quei “futuri impossibili” legati al crollo della biosfera del pianeta, già previsti dagli scenari del rapporto “Limits to the Growth” del Club di Roma nel 1972?

Purtroppo gli indicatori che fotografano lo stato di salute del pianeta, come la concentrazione di CO2 nell’atmosfera e l’aumento della temperatura media globale, stanno confermando le tendenze previste dagli scenari peggiori, ovvero dei futuri indesiderabili, che possono mettere seriamente a rischio la società umana e diversi segmenti della biosfera terrestre. Rispetto al 2013, l’incremento di eventi climatici di tipo estremo in diverse area del pianeta e in generale le anomalie del clima avvertibili anche a livello locale, sembrano tuttavia avere provocato una maggiore generalizzata consapevolezza del problema. Anche gli Accordi di Parigi del 2015 sul clima, pur con moltissime ambiguità irrisolte, hanno certamente costituito un punto di svolta nelle relazioni internazionali tra gli Stati per quanto riguarda le politiche energetiche, e anche nella acquisizione ormai condivisa largamente che il riscaldamento globale sia causato essenzialmente dalle attività umane.

Science and the Future 2, si propone di analizzare quanto è accaduto in questi 5 anni ripartendo dal confronto, sempre aperto, tra scienziati fisici ed economisti, focalizzandosi alla fine del convegno, sulle possibili soluzioni a partire da esperienze concrete, di diversi modi di vivere e di produrre.

Prof. Angelo Tartaglia, Chair del Comitato Scientifico

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